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La Fioritura dei Ciliegi in Giappone

Quando arriva la Primavera, l’intero Giappone, dal Kyushu allo Hokkaido, entra in fermento: uno dei simboli storici sta per rivelarsi. Stiamo parlando dei fiori di Ciliegio, che attirano molte famiglie a gite fuori porta. Infatti in molte persone si mettono in viaggio per prendere ad uno degli eventi più significativi e meravigliosi che la natura giapponese ha da offrire.

Perchè i ciliegi?
Come spesso accade quando si parla di cultura giapponese, tutto comincia in Cina. Durante il periodo Heian (794-1191) infatti vengono importate molte pratiche nobili tra cui quella dell’osservazione dei fiori, da cui prende appunto origine il termine che vedremo più avanti cioè “Hanami”. A onor del vero l’albero da fiore prediletto era quello della prugna, che piano piano nel corso dei secoli è stato sostituito dal ciliegio, in giapponese Sakura.

La varietà più diffusa in Giappone è la Somei Yoshino, un ibrido delle qualità Prunus speciosaPrunus subhirtella, i cui fiori intesamente bianchi manifestano solo marginalmente il classico colore rosa. La varietà trae la sua origine dal villaggio di Somei, l’attuale Toshima, vicino a Tokyo, a metà del diciannovesimo secolo, tra la fine del periodo Edo (antico nome di Tokyo) e l’inizio del periodo Meiji.

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L’albero può raggiungere altezze che vanno da 5 a 12 metri circa, ha dei fiori che si presentano a grappoli di di cinque-sei, misurano circa 3 centimetri di diametro, molto profumati, fioriscono all’inizio della primavera. Come per il ciliegio da frutto, il Somei Yoshino produce dei piccoli frutti, diverse dalle normali ciliiegie a cui noi siamo abituati. Questi frutti infatti sono molto meno gustosi per il palato umano, ma costiuiscono una incredibile fonte di nutrimento per uccelli e mammiferi.

Quando?

Per i più distratti, è importante sottolineare che il Giappone è un’isola molto lunga: si fa dal freddo Hokkaido al nord al più caldo e quasi tropicale Kyushu al sud. Ovviamente le temperature variano molto tra nord e sud e di conseguenza i ciliegi non fioriscono tutti nello stesso momento. Vediamo un po’, quindi, quando inzia la fioritura nelle varie parti del Giappone. La prima data si riferisce alla prima fioritura, mentre il “Periodo migliore” è il lasso di tempo in cui i fiori esprimono la loro maggior bellezza.

 

Previsioni Fioritura 2014 (aggiornata al 28 marzo 2014)

Tokyo: 25 Marzo – Periodo migliore: dal 31 marzo al 9 Aprile

Kyoto: 27  Marzo – Periodo migliore: dal 3 al 12 Aprile

Kanazawa: 3 aprile – Periodo migliore: dal 7 al 12Aprile

Nagoya: 24 Marzo – Periodo migliore: dal 31 marzo al 8 Aprile

Osaka: 27 Marzo – Periodo migliore: dal 3 al 11 Aprile

Nara: 28 marzo – Periodo migliore: dal 3 al 11 Aprile

Hiroshima: 25 Marzo – Periodo migliore: dal 1 al 8 Aprile

Fukuoka: 19 Marzo – Periodo migliore:  dal 25 marzo al 4 Aprile

Kagoshima: 20 Marzo – Periodo migliore: dal 28 marzo al 5 Aprile

Sendai: 10 Aprle - Periodo migliore: dal 15 al 23 Aprile

Sapporo: 3 Maggio - Periodo migliore: dal 5 al 12 Maggio

 

Come guardare i ciliegi in fiore

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Diciamo innanzitutto che non esiste un metodo scientifico: ognuno può ammirare i ciliegi in fiore come meglio crede. E’ tuttavia importante sottolineare che tra i giapponesi esiste una tradizione, che prende il nome di Hanami (花見, letteralmente “vista dei fiori”). Con questa parola si intende il trovarsi sotto i ciliegi per ammirarne la bellezza e la particolarità. Spesso e volentieri si tratta di una vera e propria gita fuori porta, con pic-nic annesso.

Ma dove guardarli? E’ meglio da vicino o da lontano? Come già detto non esiste una tecnica migliore di un’altra, alcune situazioni però aiutano ad esaltare la vostra esperienza personale.

 

Da vicino o da lontano?

L’esperienza cambia radicalmente: da lontano gli alberi sembrano un gruppo di nuvole, mentre è necessario avvicinarsi e concentrarsi su uno o due ciliegi per poter assaporare al pieno la bellezza del singolo fiore.

Esistono luoghi più indicati?

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Esistono ovviamente luoghi migliori: particolarmente indicata è la “visita” ad alberi vicini a castelli, corsi d’acqua, parchi, tempi buddisti e shintoisti. Molti luoghi vengono addirittura presi d’assalto e già alle 8 del mattino trovare un posticino risulta impossibile. La vista notturna, inoltre, esalta ancora di più il bianco dei fiori, rendendo l’esperienza davvero mozzafiato. Se siete fortunati, poi, un lieve venticello porterà ad una vera e propria “pioggia di fiori”, come nelle più classiche immagini dei Manga e degli Anime.

Se avete in mente di visitare un giorno il Giappone, il nostro consiglio è quello di recarvi nel Paese del Sol Levante tra fine Marzo e metà Aprile, ovviamente se i vostri impegni ve lo consentono. In questo periodo infatti il Giappone cambia faccia, si respira un aria magica, soprattutto nelle già splendida Kyoto che si trasforma in una meraviglia della natura da vedere almeno una volta nella vita.

 

 

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San Valentino in Giappone

san valentino giappone

14 Febbraio: la festa degli innamorati. Una festa commerciale, in parte spinta dalle aziende dolciarie del settore che proprio in questi giorni aumentano esponenzialmente il proprio fatturato. Pensatela come volete ma comunque San Valentino rimane un giorno in cui l’amore ed il romanticismo sono assolutamente protagonisti, un giorno in cui l’amore in fondo viene realmente celebrato da milioni di coppie sparse in tutto il mondo.

 

Ma secondo voi anche in Giappone celebreranno San Valentino allo stesso modo? Chi ci segue lo sa,  la risposta ovviamente è no.

Vi propongo pochissime righe per illustrarvi brevemente la storia della festività di San Valentino in Giappone. Tutto cominciò nel 1936 in una ditta dolciaria di Kobe, la Morozoff, fondata da un immigrato russo che cercò di introdurre nel paese  del Sol Levante questa tradizione allo lo scopo di poter vendere qualche cioccolatino in più. Il forte anti-occidentalismo di quegli anni però fece sì che l’iniziativa si risolvesse in un clamoroso fallimento. La Morozoff ci riprovò ancora nel 1952, riscuotendo ancora una volta i medesimi scarsi risultati. La situazione cambiò nel 1958, quando una ditta di cioccolato con base a Tokyo, la Mary’s Chocolate Company , riuscì con successo ad introdurre questa ricorrenza che da allora ha avuto un successo sempre maggiore, in particolar modo tra i giovani.

La peculiarità tutta giapponese, sta nel fatto che mentre nella nostra cultura è principalmente l’uomo a fare il regalo alla donna o entrambi nel caso di una coppia,  in Giappone a San Valentino sono le donne a fare regali.

Sicuramente gli uomini staranno pensando in questo momento quanto sia positiva questa particolarità, sia dal punto di vista del risparmio economico sia per il fatto che almeno per un giorno siano loro ad essere “preda”.

Dicevamo che sono principalmente le donne a fare i regali, ma cosa regalano le donne giapponesi e soprattutto a chi fanno i regali?

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Il discorso è molto semplice: in Giappone si regala cioccolata e i destinatari dei regali non sono soltanto i ragazzi amati (fidanzati, mariti, ragazzi con i quali escono o per i quali provano qualcosa), ma praticamente tutti gli amici e conoscenti di sesso maschile che fanno parte della vita della donna, compresi quindi anche colleghi di lavoro, superiori, amici, fratelli, padre, nonno ecc.

Vi chiederete quindi come un uomo possa capire se quella ragazza è interessata a lui se il regalo alla fine potrebbe essere uguale a quello del padre. I giapponesi, essendo molto pragmatici, hanno risolto il problema “inventando” 2 tipi di cioccolata da poter regalare a San Valentino ovvero la 義理チョコ , Giri Choko (si legge ghiri) e la 本命 チョコ,  Honmei Choko.

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Giri letteralmente significa obbligo, dovere, mentre choko è la parola in “inglese” usato dai giapponesi per cioccolata. La Giri Choko infatti è quella cioccolata regalata per dovere, soprattutto ai colleghi di lavoro ai superiori, ai semplici amici. Una ragazza giapponese a San Valentino regala mediamente circa 25 Giri Choko, che fortunamente per la ragazza costano meno (circa 500 Yen, 4 euro) rispetto alla honmei choko, in quanto le confezioni sono solitamente più piccole e meno rifinite.

 

 

Parliamo adesso della famigerata Honmei Choko: Honmei significa letteralmente vero sentimento.  Avrete quindi capito che la Honmei Choko si regala al ragazzo  al quale si vuole confessare il proprio amore, al fidanzato, al marito o ad amici speciali ed importanti di cui non si è comunque necessariamente innamorati.

altLa Honmei Choko è venduta in forme particolari, soprattutto a forma di cuore, può essere decorata con il nome della persona amata ed è quindi più costosa rispetto alla Giri  e la si può trovare da circa 2000 yen in su (circa 15 €). Per rendere ancora più speciale il dono, le ragazze giapponesi molto spesso hanno l’usanza di fare in casa i propri cioccolatini, sciogliendo la cioccolata e creando quindi con le proprie mani un regalo il più personale possibile.

Abbiamo detto finora che sono principalmente le donne a fare i regali a San Valentino, ma potevano i maschietti scappare dall’obbligo di un regalo alle proprie donne o amiche? La risposta è ovviamente no!

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Il consumismo giapponese ha infatti introdotto un altra festa cioè il White Day, il giorno bianco. Il White Day si “celebra” il 14 Marzo, un mese esatto dopo San Valentino, ed in questa occasione tutti i ragazzi che un mese prima hanno ricevuto cioccolata dalle ragazze sono obbligati a ricambiare il regalo. Il White Day trae il suo nome dall’usanza di confezionare i regali, solitamente cioccolata,caramelle ecc con carta di colore bianco. Negli ultimi anni però i regali ricevuti dalle più che esigenti ragazze giapponesi sono passati dalle semplici caramelle e cioccolata a costosissimi  gioielli o ad altri oggetti di valore da abbinare comunque alla solita cioccolata.

 

Un considerazione puramente ironica nasce spontanea: nonostante il forte maschilismo che si percepisce nella società giapponese, la ragazza obbligata a regalare cioccolata a San Valentino, sempre che le vada bene, si ritrova un mese dopo con un probabile anello. Purtroppo alla fine la donna vince sempre :-)!

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Proverbi giapponesi

Di seguito vi proponiamo una serie di proverbi giapponesi o in giapponese kotowaza. Il proverbio in Giappone, come del resto in tutta l’Asia, ha un concezione molto diversa da quella che abbiamo noi. Nonostante sia in oriente che in occidente, i proverbi siano dei piccoli insegnamenti di vita, in quelli giapponesi è molto più facile imbattersi in massime più “serie” e filosofiche rispetto al carattere scherzoso che soprattutto noi italiani abbiamo nei proverbi.

Mediante i proverbi infatti, si possono cogliere aspetti tradizionali e sfaccettature della società poco evidenti e quindi capire un popolo così complicato e distante come quello giapponese.

Di seguito troverete numerosi proverbi scritti in ideogrammi, con traduzione e spiegazione. 

隠して尻隠さず (atama kakushite shiri kakusazu)= Nascondere la testa ma non il sedere

Significato: Chi cerca di nascondere i propri difetti finisce per metterne in mostra altri
Origine: il Fagiano cercando di nascondersi in un cespuglio ci infila la testa, lasciando così fuori la lunga coda
Varianti:
頭隠して尻尾隠さず (atama kakushite shippo kakusazu) = nascondere la testa ma non la coda
頭隠して尾を出す (atama kakushite shiri wo dasu) = mostrare il sedere nascondendo la testa
雉の隠れ (kiji no kakure) = il nascondersi (HELP! Sostantivo di nascondersi? XD) del fagiano

猿の尻笑い(saru no shiri warai)= la risata del sedere delle scimmie

Significato: Prendere in giro i difetti degli altri senza far caso ai propri
Origine: Le scimmie ridono vedendo il sedere rosso delle altre scimmie senza far caso al fatto che anche il loro è dello stesso colore

息の臭きは主知らず (iki no kusaki wa nushi shirazu)= Non conoscere la puzza del proprio alito

Significato: Non rendersi conto dei propri difetti
Origine: Deriva dal fatto che una persona non può sentire da sola la puzza del proprio alito
Varianti:
我が身の臭さ我知らず (wa ga mi no kusasa ware shirazu) = non conoscere propria puzza

蛇に噛まれて朽ち縄に怖じる (hebi ni mawarete kuchinawa ni ojiru)= essendo stati morsi da un serpente si ha paura anche di una corda marcia

Significato: Avendo avuto una volta una brutta esperienza, si ha paura di riaverla, anche in modo eccessivo diventando codardi
Origine: Dopo esser stati morsi da un serpente, se si vede una corda marcia ci si spaventa pensando sia un serpente.
Curiosità: In dialetto antico di Osaka serpente si diceva 口縄 letto “kuchinawa” scritto con gli ideogrammi di bocca e quello di corda, allo stesso modo viene letta la parola “corda marcia” scritto però in modo diverso 朽ち縄.

猿も木から落ちる (saru mo ki kara ochiru)= anche le scimmie cadano dagli alberi

Significato: Anche alle persone più esperte nel loro campo a volte capita di sbagliare.
Varianti:
弘法にも筆の誤り (koubou ni mo fude no ayamari) = anche ai calligrafi capita di sbagliare a scrivere.

 

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猫に小判 (neko ni koban)= dare koban(1) ai gatti

Significato: Per quanto qualcosa possa essere estremamente prezioso, vista da chi non la sa apprezzare è semplicemente una cosa inutile e senza alcun valore.
Varianti:
豚に真珠 (buta ni shinju) = dare perle ai porci
馬の耳に念仏 (uma no mimi ni nenbutsu) = recitare il nome del Buddha Amida alle orecchie di un cavallo
犬に論語 (inu ni rongu) = recitare i dialoghi di Confucio ad un cane
蛙の面に水 (kaeru no tsura ni mizu) = versare l’acqua sul muso di una rana
Curiosità: I maneki-neko(2) vengono sempre raffigurati con un koban tra le zampe o appeso al collo.

女心と秋の空 (onna gokoro to aki no sora)= il cuore delle donne, il cielo d’autunno

Significato: I sentimenti delle donne cambiano all’improvviso con estrema facilità.
Origine: Deriva dal fatto che come situazioni climatiche cambiano facilmente durante l’autunno, anche i sentimenti delle donne cambiano con altrettanta facilità.
Varianti:
女子の心は猫の目 (onna no kokoro wa neko no me) = i sentimenti delle donne sono come gli occhi di un gatto
(come le pupille di un gatto si dilatano o si restringono velocemente in base alla luce..)

Versione femminile:
男心と秋の空 (otoko gokoro to aki no sora) = i sentimenti degli uomini, cielo d’autunno

 

仏の顔も三度 (hotoke no kao mo sando)= anche il viso del Buddha, 3 volte.
Significato: Anche la persona più misericordiosa, dopo aver ricevuto lo stesso torto più volte non perdona.
Origine:Anche il Buddha, se ogni volta che sbagli fai il lecchino accarezzandogli il viso, ti perdonerà 1, 2 volte, ma alla terza….
Varianti:
兎も七日なぶれば噛みつく (usagi mo nanuka nabureba kamitsuku) = anche un coniglio se stuzzicato per 7 giorni morde

 

愛は小出しにせよ (ai wa kodashi ni se yo)= ama gradualmente

Significato: Perchè funzioni, l’amore deve essere un sentimento che cresce a poco a poco e che dura a lungo

 

親が死んでも食休み (oya ga shindemo jikiyasumi)= anche se muoiono i genitori, il riposo dopo pranzo

Significato: Per quanto uno possa essere occupato è bene che si riposi dopo pranzo
Origine: Anche se ti sono morti i genitori hai bisogno di riposarti dopo pranzo
Varianti:
隣は火事でも先ず一服 (tonari wa kaji demo mazu ippuku) = anche se intorno a te c’è un incendio, riposa dopo pranzo

 

あって地獄なくて極楽 (atte jigoku nakute gokuraku)= possedendo, l’inferno; non possedendo, il paradiso

Significato: Chi non ha niente di prezioso vive in modo più spensierato
Origine: Chi ha dei tesori deve preoccuparsi dei ladri, chi ha dei figli deve preoccuparsi perchè possano crescere in modo corretto. Chi non ha ne tesori ne figli non deve preoccuparsi ne dei ladri ne dell’educazione dei figli.

 

 

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Una guida da “fanatico”: Tutto sul Pachinko

Sgargianti luci lampeggianti, rumore assordante, cortina di fumo da restare soffocati: per lo straniero appena sbarcato il Pachinko è forse la conferma definitiva che il Giappone è il paese più folle della Terra. In più, il Pachinko è una droga e come ogni droga si ha paura a provarla. Soprattutto se non capiamo niente di quell’universo di sferette metalliche e rotelline da girare.

Vediamo un po’ cos’è il Pachinko e vediamo come spendere bene i nostri soldi in una di queste “trappole infernali”

 

COME GIOCARE

 

altOvviamente la prima cosa da fare è capire come funziona quell’aggeggio. Spesso viene definito un “flipper verticale”: palline di metallo vengono sparate ad una velocità impressionante nei posti più impensabili. Alla fine però le palline scendono verso il basso, dove si trova un foro protetto da due porticine: se queste sono aperte passa una pallina, se sono chiuse ne passano anche 3. La maggior parte tuttavia finisce in fondo nella completa inutilità. Guardare questa sorta di “pioggia di palline” è l’unica azione attiva del gioco, dato che, a parte scegliere quale macchina usare, avrete ben poco controllo degli avvenimenti.

 

Giocare è semplicissimo e allo stesso tempo difficilissimo: inserite il denaro, premete un bottone con il quale riempirete la “rampa di lancio” e poi girate la rotella in basso a destra. Ecco qui il trucco: più girate la rotella, più forti verranno lanciate le palline. Di conseguenza anche una piccola variazione di forza può cambiare completamente il loro percorso, permettendovi di “ipotizzare” l’eventuale discesa. Il vostro compito è trovare il punto giusto, in modo che la maggior parte delle palline cada nel buco protetto di cui parlavamo prima.

Un buon inizio sarebbe ottenere circa 20 palline ogni 1000 yen giocati, se ne fate meno cambiate gioco.

Un consiglio da “insider”: molte persone infilano una monetina da 5 yen nel meccanismo della rotella in modo da bloccarla sulla posizione giusta. Questo potrebbe farvi beccare un “Dame!” (non si può!) da parte dello staff. Fregatevene e quando si girano rimettetela al suo posto.

 

Per ogni palla che entra nel buco magico verrete ricompensati con due “premi”: 10 palline gratis e un “giro” alla slot machine a schermo incorporata. Il funzionamento è identico alle nostre: tre uguali si vince, solo che nel Pachinko non si hannno fragole, ciliege o altri simboli, ma numeri (spesso scritti in Kanji).

 

Il REACH

altMa ciò che rende il Pachinko un gioco così unico è quello chiamato REACH. In altri termini, quando vi trovate con 2 simboli della slot machine uguali siete costretti ad aspettare il terzo: lo schermo si blocca su REACH. Inizia una lotta tra il vostro eroe e il gran malvagio: dipende da che macchina avete scelto, per esempio una di Evangelion avrà Shinji contro gli Angeli, una di Dragonball avrà Goku contro Majin bu,  e così via.

 

Ed è quando il comportamento della macchina è diverso che inizia a palpitare il cuore: magari la signorina che prima ballava e basta all’improvviso è ricoperta d’oro, oppure l’autobus che solitamente è blu ora è rosso, le luci della macchina cominciano a roteare…quando sembra che stiate per vincere non c’è molto da pensarci su: avete vinto.

 

 

VINCERE

 

La battaglia a video finisce, avete tre numeri uguali, parte una musica assordante e vi sentite dei Re.

Uno spoiler si apre al di sotto del buco magico, vi succhia tutte le palline raccolte fino a quel momento ed ognuna di esse viene convertita con altre 10. Premete un bottone e track: quelle sfere usciranno e saranno vostre. Il “Winning Time” dura circa 2 minuti e se tutto è andato bene avrete nel cestino qualcosa come 5000 yen in palline. In più avrete un’altra possibilità: 100 “giri” gratis di slot machine. Se i numeri son rossi riparte il “winning time” e vincerete ancora di sicuro, se sono blu invece il periodo fortunato riparte ma non è detto che vinciate.

Complimenti, avrete attirato invidia e parolacce da tutti coloro che vi stanno giocando intorno (e ai quali starà andando meno bene). Tuttavia è bene ricordare tre regole fondamentali a livello di comportamento:


Non urlate come dei matti se vincete e non bestemmiate a voce alta quando perdete: state giocando in mezzo a tante persone, dovete rimanere impassibili per evitare di essere troppo espansivi e fastidiosi. Solo le “obasan” (le donne di mezza età) si comportano in modo diverso, al massimo scambiate qualche sorriso con loro;

Non raccogliete mai il contenitore di palline pieno. Avete un bottone a disposizione per chiamare lo staff, che vi sostituirà il contenitore pieno con uno vuoto, mettendo la vincita dietro di voi.

Non prendete a calci le macchine PER NESSUN MOTIVO: se vi scappa un calcione e cominciano ad uscire palline a profusione, scappate senza voltarvi. Le vostre scuse non saranno comunque bene accette.

 

RITIRARE IL VOSTRO PREMIO

altOk, avete giocato. Se vi è andata bene avrete anche fatto diversi REACH e avrete più o meno 20.000 yen in sfere inutili. Cosa fare?

Qui c’è un problema: giocare a Pachinko per soldi è illegale. “Ma come??!?!?” direte voi. Ebbene sì, è illegale. Però non è che avete solo sferette…

Chiamate lo staff, fate una grossa X con le braccia per far capire che avete finito di giocare: prenderanno le vostre palline, le conteranno e vi daranno una ricevuta. Andate alla cassa principale dove vi daranno delle card di plastica arancione, che potrete convertire in denaro. Ma non lì, dovrete andare in un “negozietto di dolciumi” (come viene chiamato in gergo). Dove si trovano? Non chiedete allo staff, non ve lo diranno. Seguite piuttosto qualcun’altro che ha vinto o chiedetelo a lui.

Una volta nel negozio non ci sarà nessuno, solo una piccola macchinetta elettronica: inserite le card e ritirate i soldini. Missione compiuta, Pachinko domato.

 

 

COME NON PERDERE MAI

Premesso che non esiste un metodo infallibile (è comunque gioco d’azzardo), ci sono accorgimenti che potete prendere per aumentare le possibilità di vittoria:

 

Scegliete la macchinetta con saggezza: non buttatevi sulla prima che capita o su quella con il vostro personaggio manga preferito. Ogni macchinetta ha delle statistiche sopra: il numero piccolo indica quante vittorie ci sono state in quel giorno, quello grande il numero di giri di slot machine. Sceglietene una con tanti giri e poche vittorie. Inoltre, se premete il tasto DATA potrete vedere le vittorie dei due giorni precedenti: se una macchina è stata vincente due volte due giorni prima e dieci volte il giorno prima è un ottimo inizio. Se invece è stata vincente 24 volte un giorno e 12 l’altro bhè, vi mangerà solo soldi.

Giocate alle “Shindai”: sono macchinette nuove, quindi non devono essere riempite di soldi prima di pagare qualche giocatore. Sono ottime la prima settimana e buone la seconda. Le trovate pubblicizzate sui treni, nei conbini e così via.

Giocate in luoghi di nuova apertura: tutte le macchine sono “shindai”.

A meno che non sia una “shindai”, non giocate più di 5000 o 10000 yen.

Mai e poi mai giocare in un luogo deserto. E’ deserto per un motivo…

Non rigiocate le vostre vincite: la macchinetta conta sulla dipendenza al gioco. Le vincite tenetele per voi.

 

CURIOSITA’ SUL PACHINKO

 

D: Perchè ci sono sempre grandi code fuori da alcune sale di Pachinko?

R: Quelle persone sono tutte “pro”: sanno quale macchina scegliere perchè han seguito il gioco gli scorsi giorni. Voi lasciate perdere, vi rimarrebbe l’unica macchinetta che non paga.

 

D: Perchè il rumore?

R: Quando metterete i primi 1000 yen nella vostra macchinetta, il rumore scomparirà all’istante: sarete troppo concentrati e tesi. Appena usciti dalla sala, la canzoncina della vostra vincita (o del vostro vicino) vi spaccherà la testa.

 

D: Che diavolo continua ad urlare lo staff?

R: Urlano che potresti vincere al prossimo giro di slot machine. Lo sapete già, è per quello che siete seduti lì.

 

 

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Katana: storia e leggenda della spada giapponese

La perfezione dell’acciaio

La Katana: forse il segno più distintivo del Giappone antico. La spada mitica, diventata oggetto di culto per molti, protagonista in molti film (ad esempio nel famoso Kill Bill di Quentin Tarantino).
 Ma questa spada è davvero quello che crediamo? Come viene fabbricata? E soprattutto: era davvero così letale?

Conosciamola meglio

Se parliamo di Katana non possiamo partire da una breve introduzione. Innanzitutto la Katana (in Kanji 刀) è un tipo di spada giapponese. Esatto, non è l’unica spada che i guerrieri avevano a disposizione ai tempi.


Esistevano altri tipi di lama, tra cui, ad esempio la spada Tachi (太刀) era leggermente più lunga e ricurva, oppure la Nodachi (野太刀, letteralmente “spada da campo”), decisamente più lunga di una Katana.
Quest’ultima, infatti, ha una lama con una lunghezza che varia dai 60 ai 75cm ed una classica ed inconfondibile lama dalla curvatura moderatamente accentuata. L’affilatura è solo da un lato, vi è un’impugnatura per poterla afferrare con due mani. La Katana nasce per tagliare, consentendo grande velocità e armonia di movimenti.

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Un po’ di storia

Qualche cenno storico è doveroso: la spada nasce nel periodo Muromachi (1392 – 1573), quando cambiò radicalmente il modo di combattere. Se in precedenza, infatti, il guerriero era solito portare la spada con la lama rivolta verso il basso, in questo periodo la tendenza era di portarla con la lama rivolta verso l’alto, in modo da tagliare in due un nemico con un solo colpo (addirittura solo sfoderandola). Spesso la Katana veniva affiancata da un’altra spada, più corta, detta Wakizashi (脇差), lunga circa 50 cm, usata per lo più per finire nemici disarmati o per commettere seppuku (切腹, a volte chiamato erroneamente Harakiri, termine più colloquiale). Insieme alla Katana formava quello che era chiamato Daisho (大小, letteralmente “grande e piccolo”): la Katana era la parte lunga, il Wakizashi la parte corta.
Successivamente, nel periodo Azuchi – Momoyama (dal 1573 – 1614) la spada subisce grosse rivoluzioni sia estetiche che di fabbricazione, mentre nel successivo periodo Tokugawa (fino al 1868) le spade con lunghezza superiore ai 60cm furono riservate ai soli Samurai, come segno sociale distintivo.
Fu con il periodo Meiji (1868 – 1912) che la casta dei Samurai fu dichiarata estinta e quindi fu vietato il portare il Daisho in pubblico.
Al giorno d’oggi la produzione continua a ritmi molto bassi, soltanto per proseguire la tradizione. Sia i pezzi dei grandi maestri forgiatori del passato, sia i pezzi pregiati di oggi raggiungono cifre da capogiro.

Com’è fatta?

Ovviamente ogni spada al mondo è formata da più parti e la Katana non fa eccezione.
Vediamo rapidamente la montatura della lama: abbiamo l’impugnatura (tsuka, 柄), la guardia (tsuba, 鍔) e il fodero (saya, 鞘).
L’impugnatura è in legno e ricoperta di pelle, rivestita di seta intrecciata. Negli spazi che rimanevano dall’intreccio trovavano posto vari ornamenti.
La guardia è di metallo finemente lavorato, una vera e propria opera d’arte che spesso riportava il simbolo del clan di appartenenza del guerriero. Il compito della guardia era evitare lesioni alle mani derivanti dallo scivolamento delle lame. Il fodero è in legno di magnolia laccato.
Passiamo ora a ciò che rende la Katana una spada così eccezionale (forse la migliore al mondo): la lama.

La produzione del metallo

Partiamo dalla composizione: la lama è formata da una lega di metalli diversi, in percentuali che variano da fabbro a fabbro e da maestro a maestro. In linea di massima però abbiamo queste percentuali:
Acciaio: dal 95.22 al 98.12%;
Carbonio: dallo 0.10 al 3%
Rame: 1.54%
Manganese: 0.11%
Tungsteno: 0.05%
Molibdeno: 0.04%
Titanio: 0.02%
Silicio: variabile
Altri componenti: poche tracce
Come ogni grande lavoro, anche la produzione della Katana vede coinvolti diversi maestri: abbiamo il produttore del ferro, il fabbro che lavora il metallo grezzo, un fabbro che lo piega su se stesso più e più volte, un addetto alla lucidatura ed uno specialista per affilarla. Ne deriva che il processo è lungo e molto laborioso e già da qui dovreste capire che forse la Katana pagata anche 2000 euro non può essere che un’ottima riproduzione, ma non ha nulla di originale.

tamahagane.jpg

L’acciaio utilizzato per la Katana è solo ed esclusivamente la qualità Tamahagane (玉鋼), ovvero “acciaio gioiello”. Ricavato dalla sabbia nera, viene sciolto in forni molto particolari, dal nome Tatara (鑪): non vi annoierò con dati e numeri, vi basti sapere che richiede più di 72 ore di lavoro ininterrotto, senza contare il tempo necessario a pre-riscaldare il forno stesso. Insomma, solo per ricavare il metallo della lama ci vogliono più di 3 giorni.

Tenete poi presente che da 12 tonnellate di sabbia si ricavano circa 2,5 tonnellate di Tamahagane. Inoltre, fino alla fine, non si conosce la qualità reale del metallo: potrebbe uscirne una lega straordinaria o un mezzo fallimento. Forni del genere ormai sono pochissimi, tanto da contarli sulle dita di una mano.

La forgiatura

Veniamo ora al processo più lungo di tutta la produzione. Il metodo seguito è di origine cinese e consiste nel rendere l’acciaio grezzo incandescente e piegarlo più volte su sé stesso. La parte di metallo con poco carbonio in questo modo si “purifica”, mentre la parte ricca in carbonio viene piegata a strati alterni. Il tutto poi va a formare un blocco unico che viene a sua volta ripiegato fino a 20 volte, creando migliaia di strati (anche 65.000). Lì il processo si ferma, dato che il carbonio è diffuso in maniera omogenea ed altre ripiegature sarebbero inutili.

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Ma a cosa serve tutto questo processo? I vantaggi sono molti: prima di tutto il metallo avrà diversi strati di diversa durezza e flessibilità, rendendo la lama tanto dura da tagliare un uomo in due ma allo stesso tempo tanto flessibile da non andare in frantumi a causa di un colpo; in secondo luogo venivano tolte dal metallo eventuali bolle d’aria, motivo di fragilità; inoltre il metallo era omogeneo, con percentuali equamente ripartite per tutta la lunghezza della lama; infine la lega veniva purificata da eventuali metalli meno preziosi e resistenti.
In seguito si valuta la lunghezza e lo spessore della lama, solo quando le operazioni di piegatura sono terminate.
Qui nasce un altro problema: il raffreddamento. Come fare? Se la lama venisse raffreddata troppo in fretta diventerebbe durissima, andando in frantumi al primo colpo; se invece la si lasciasse raffreddare piano, diventerebbe esageratamente flessibile, con poca capacità di taglio. Ed è qui che entra in gioco la decisione di utilizzare solo un lato affilato: difatti il cuore della lama viene mantenuto morbido, mentre la lama viene resa dura. Ma come? Grazie all’argilla: ne viene messa poca sulla lama e molta sul dorso. Il tutto viene poi portato ad alte temperature fino a che la lama assume un colore rossastro. I maestri di spade sono chiari: solo uno è il colore (quindi la temperatura) giusto, un rosso da “sole al tramonto”. Basterebbe una gradazione leggermente diversa per sbagliare clamorosamente l’atto di forgiatura, dovendo buttar via il lavoro appena fatto. Una volta trovato il colore corretto, la spada viene raffreddata in una vasca d’acqua tiepida (circa 37°C): l’argilla funge da isolante, dove ce n’è poca (lama) il metallo si fredda subito e diventa durissimo, mentre dove ce n’è molta (dorso) il metallo si raffredda più lentamente e resta flessibile. I metalli a questo punto sono completamente fusi ma mantengono la differente durezza. Ed è in questo momento che il metallo si curva, dando alla Katana la sua forma caratteristica.
Siamo alla parte finale, dove viene effettuata una pulitura della lama ed una prima affilatura preliminare: il tutto è rigorosamente a mano, utilizzando pietre di diversa durezza e grana.
Inoltre viene fatta la decorazione (che spesso è lo stemma del forgiatore), che rende la spada un pezzo di ancora maggior pregio.

La lucidatura

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Il compito del lucidatore è quello di rendere la spada artisticamente bella da vedere. Per farlo sono necessarie diverse settimane e diversi tipi di pietra (una delle quali ha un costo esagerato e viene usata in quantità minime).
Assistiamo a due fasi: la prima viene chiamata “Shitaji togi”, mentre la seconda “Shiage togi”. 
Nella “Shitaji togi” la prima cosa che si fa è raddrizzare la lama se, per qualche motivo, è storta (attenzione: non si tratta di togliere la curvatura del dorso, ma raddrizzare la lama perpendicolarmente all’impugnatura).

Inoltre è qui che vengono corretti tutti i piccoli difetti, che potrebbero rendere la lama instabile o fragile in alcuni punti. Questo viene fatto utilizzando pietre molto grosse e abrasive.
Nella “Shiage togi”, invece, si rende la spada lucida come uno specchio: in questo modo si esaltano le caratteristiche della lama. Non ci devono essere difetti, in nessun caso. Le pietre utilizzate sono molto più piccole. Ovviamente è tutto rigorosamente fatto a mano.
La lucidatura, come potete intuire, è fondamentale, soprattutto nella fase di “Shitaji togi”: infatti un’abrasione errata o eccessiva potrebbe rovinare irrimediabilmente la lama, mentre un lavoro accurato e di qualità può addirittura migliorarla. In questa fase viene anche accurata l’affilatura: data la natura sottile della parte tagliente, si può procedere alla molatura senza scendere a compromessi; difficilmente, infatti, la lama si rovinerà.

I tocchi finali

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Il lavoro della lama è finito, ma cosa farsene di una lama senza impugnatura o fodero? Ed è qui che entra in gioco l’ultima figura, ovvero il montatore (Sayashi). 
Il compito è teoricamente semplice, in realtà non lo è: dopo una produzione così minuziosa, a partire dal ricavare il metallo dalla sabbia, non si può lasciare l’ultima fase al caso.
La composizione è da anni più o meno la medesima, uniche varianti sono gli stili e i materiali usati.
La lama viene infilata e fissata accuratamente nello tsuka (l’impugnatura) attraverso un pezzo di bambù e poi viene montata l’elsa, che come abbiamo detto in precedenza è finemente ornata.
Inoltre viene prodotto anche il fodero: ai tempi dei samurai era doppio (uno di legno da esposizione ed uno sempre di legno ma molto più decorato da portare in battaglia), ora si tende ad usarne uno solo.

Questa è la Katana, l’arma da molti definita perfetta. Il processo intero di produzione ha superato i 3 mesi, il tutto votato al massimo impegno da parte dei vari soggetti coinvolti nella sua produzione. Si dice che nella spada vi sia l’anima del forgiatore: vi sembra davvero così esagerata, come affermazione?

 

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